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Per quanto tempo conservare estratti conto bancari con partita IVA

Guida completa per i liberi professionisti in regime forfettario: obblighi di legge (art. 119 TUB, art. 2220 c.c.) e metodo pratico per l'archivio digitale degli estratti conto.

Conservazione estratti conto partita IVA: archivio digitale con struttura cartelle per anno e mese con backup

Se sei un lavoratore autonomo o un libero professionista in regime forfettario, una delle domande che prima o poi ti poni è: per quanto tempo conservare estratti conto bancari partita IVA senza rischiare niente in caso di controllo fiscale? La risposta non è scontata: la legge italiana incrocia almeno tre normative distinte, con termini diversi a seconda del tipo di documento e del contesto. Sbagliare significa non riuscire a produrre la documentazione richiesta dall’Agenzia delle Entrate o dalla banca stessa — un’evenienza che, anche per chi è in forfettario, può avere conseguenze economiche serie. In questa guida trovi la norma esatta, le durate per tipo di documento e un metodo pratico per organizzare l’archivio digitale senza bisogno di un commercialista dedicato.


La norma esatta: art. 119 TUB e art. 2220 Codice Civile

Quando si parla di conservazione degli estratti conto, il riferimento normativo principale è l’articolo 119, comma 4, del Testo Unico Bancario (D.Lgs. 385/1993). Questa disposizione stabilisce che il correntista ha il diritto di ottenere, a proprie spese, copia della documentazione relativa alle singole operazioni eseguite negli ultimi dieci anni. La Corte di Cassazione ha confermato in piu’ occasioni che tale termine vale per l’intero rapporto bancario, e che il decennio decorre non dalla data delle singole operazioni, ma dalla chiusura del rapporto contrattuale con la banca.

Ciò significa due cose in parallelo: la banca è obbligata a conservare la documentazione per almeno dieci anni, e tu — in quanto titolare del conto — hai il diritto di richiederla per lo stesso periodo. Non affidarti alla banca come unico custode: molti istituti rendono disponibili gli estratti online solo per 12-24 mesi. Dopo quella finestra, recuperarli richiede una richiesta formale con costi e tempi variabili.

Sul fronte del diritto civile, l’articolo 2220 del Codice Civile fissa a dieci anni il termine per la conservazione delle scritture contabili obbligatorie, calcolati a partire dalla data dell’ultima registrazione. La stessa durata si applica a fatture emesse e ricevute, lettere commerciali e corrispondenza rilevante. Sebbene il forfettario sia esonerato dalla tenuta delle scritture contabili in senso stretto, questo principio costituisce il riferimento trasversale per chiunque voglia capire la logica del sistema.

I termini di accertamento fiscale per il forfettario

Per chi è in regime forfettario, il termine ordinario di decadenza dell’accertamento fiscale è fissato al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione. In caso di dichiarazione omessa, il termine sale a sette anni. I forfettari che emettono esclusivamente fatture elettroniche possono beneficiare di una riduzione di un anno (quindi quattro anni invece di cinque).

Tuttavia, i termini di prescrizione fiscale non sostituiscono il termine decennale previsto dall’art. 119 TUB per la documentazione bancaria: sono due piani normativi distinti. La regola pratica che copre qualsiasi scenario è una sola: conserva tutto per almeno dieci anni.


Durate di conservazione per tipo di documento

Non tutti i documenti richiedono la stessa durata. La tabella seguente riassume le principali categorie di interesse per il titolare di partita IVA, con il termine minimo applicabile e la norma di riferimento.

Tipo di documentoDurata minimaNorma di riferimento
Estratti conto bancari10 anni dalla chiusura del contoArt. 119 TUB
Fatture emesse e ricevute10 anni dall’ultima registrazioneArt. 2220 c.c.
Contratti con clienti e fornitori10 anniArt. 2220 c.c.
Corrispondenza commerciale rilevante10 anniArt. 2220 c.c.
Documenti IVA e registri (regime ordinario)10 anniDPR 633/1972
Dichiarazioni dei redditi (Modello Redditi)5 anni (7 se omessa)DPR 600/1973 art. 43
Modelli F24 e ricevute versamenti fiscali5 anni (7 se omessa)Prassi tributaria
Report PayPal, Stripe e piattaforme digitali10 anni (assimilati a movimenti bancari)Art. 119 TUB per analogia

Nota per il regime forfettario: gli estratti conto sono il documento primario di ricostruzione dei flussi in assenza di scritture contabili obbligatorie. La loro conservazione è ancora piu’ critica rispetto ai regimi ordinari: sono spesso l’unica prova concreta dei ricavi effettivamente incassati.


Il caso specifico della partita IVA: regime forfettario vs ordinario

Regime forfettario

Chi opera in forfettario gode di molte semplificazioni: niente registri IVA, niente libro giornale, niente riconciliazione analitica degli acquisti. Questo porta molti forfettari a pensare che anche gli obblighi di conservazione siano ridotti. Non è così.

In caso di accertamento, l’Agenzia delle Entrate analizza quasi sempre i movimenti bancari, che diventano il principale strumento per verificare la coerenza tra i ricavi dichiarati e i flussi reali sul conto. Se non riesci a produrre gli estratti richiesti:

  • L’accertamento può essere condotto in via induttiva o sintetica: il reddito viene ricostruito presuntivamente, spesso a sfavore del contribuente.
  • Versamenti o accrediti non documentati da fatture possono essere qualificati come ricavi non dichiarati, con conseguente recupero IRPEF.
  • La mancata esibizione di documenti è sanzionabile ai sensi dell’art. 11, D.Lgs. 471/1997.

La soglia dei ricavi per la permanenza nel forfettario (attualmente 85.000 euro) deve essere documentabile con precisione: senza estratti conto, dimostrare il rispetto del limite diventa molto piu’ difficile.

Regime ordinario

Chi è in contabilità ordinaria o semplificata ha obblighi piu’ articolati — libri IVA, libro giornale, registro cespiti — e l’art. 2220 c.c. si applica integralmente a tutta la documentazione. Una precisazione importante: l’art. 22 del DPR 600/1973 stabilisce che, in presenza di un accertamento ancora pendente alla scadenza del decennio, l’obbligo di conservazione si prolunga fino alla definizione definitiva del procedimento. È un’eventualità rara, ma da tenere presente.


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Archivio digitale organizzato di estratti conto PDF per anno e mese per partita IVA

Come organizzare l’archivio digitale degli estratti conto

Sapere per quanto tempo conservare gli estratti è solo metà del lavoro. L’altra metà è costruire un sistema che funzioni davvero: uno che ti permetta di ritrovare un documento specifico in pochi secondi, anche a distanza di anni, senza ricorrere a un commercialista per ogni richiesta.

Struttura delle cartelle

Adotta una gerarchia semplice e coerente, che non cambierai mai:

Archivio_Fiscale/
├── Estratti_Conto/
│   ├── 2025/
│   │   ├── 2025-01_EstratoConto.pdf
│   │   ├── 2025-02_EstratoConto.pdf
│   │   └── ...
│   ├── 2024/
│   └── ...
├── Fatture_Emesse/
├── Fatture_Ricevute/
└── Dichiarazioni/

La regola fondamentale: una cartella per anno, un file per mese. Nessun documento nella radice senza collocazione chiara.

Nomenclatura dei file

Usa una convenzione che includa sempre anno, mese e tipo: 2025-01_EstratoConto_BancaPrincipale.pdf. Evita nomi generici come “estratto.pdf” o “gennaio.pdf”: in un archivio da dieci anni sono impossibili da distinguere.

Backup ridondante: la regola 3-2-1

Un archivio senza backup non è un archivio, è un rischio. La regola 3-2-1 è il minimo accettabile:

  • 3 copie totali del documento
  • Su 2 supporti diversi (es. hard disk esterno + cloud)
  • Di cui 1 fuori sede (servizio cloud o NAS remoto)

Google Drive, Dropbox e iCloud sono sufficienti per un forfettario, purché l’accesso sia protetto da password robusta e autenticazione a due fattori.

Checklist di archiviazione

OperazioneFrequenzaNote
Scaricare l’estratto conto dall’home bankingMensileEntro il mese successivo alla disponibilità
Rinominare il file con la convenzione sceltaMensilePrima di spostarlo nella cartella corretta
Sincronizzare il backup cloudMensile (o automatica)Verificare che la sincronizzazione vada a buon fine
Aprire alcuni file a campione per verificarne la leggibilitàSemestraleSoprattutto per i documenti piu’ vecchi
Archiviare la dichiarazione dei redditi e i modelli F24AnnualeSubito dopo la presentazione
Verificare che documenti a scadenza decennale siano ancora integriAnnualeControllare i formati e l’accessibilità

PDF nativo vs PDF scannerizzato: differenze per la conservazione legale

Il Decreto Ministeriale del 17 giugno 2014 (G.U. n. 146 del 26 giugno 2014) disciplina le modalità di conservazione digitale dei documenti fiscali rilevanti, stabilendo che i documenti informatici devono possedere le caratteristiche di immodificabilità, integrità, autenticità e leggibilità per tutto il periodo di conservazione.

Non tutti i PDF soddisfano questi requisiti allo stesso modo.

CaratteristicaPDF nativo (da home banking)PDF scannerizzato (da carta)
OrigineGenerato digitalmente dalla bancaScansione di documento cartaceo
Testo selezionabileSi — ricercabile e copiabileSolo con OCR attivo
Autenticità verificabileAlta — metadati digitali originaliDipende dalla qualità della scansione
Rischio leggibilità nel tempoBassoMedio-alto (dipende da DPI e formato)
Firma digitale necessariaNon per uso internoRaccomandata per conservazione sostitutiva

Cosa fare in pratica:

  • Estratti conto scaricati dall’home banking in PDF: conservali esattamente come sono, senza stamparli e riscannerizzarli. Sono già documenti informatici nativi e hanno il massimo valore probatorio.
  • Vecchi estratti cartacei: scansionali con una risoluzione minima di 300 DPI in formato PDF. Verifica che date, importi, descrizioni e saldi siano perfettamente leggibili prima di archiviare.
  • Se vuoi distruggere gli originali cartacei: la conservazione sostitutiva formale (con firma digitale e marca temporale certificata, in conformità alle specifiche AgID) è l’unico modo per farlo legalmente. Per un forfettario che gestisce l’archivio in autonomia, la soluzione piu’ semplice è conservare sia il PDF che gli originali cartacei fino alla scadenza decennale.

Il D.M. 17 giugno 2014 prevede inoltre che i documenti fiscalmente rilevanti conservati in formato digitale lo siano entro il terzo mese successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Questa scadenza è spesso trascurata, ma fa parte della compliance formale.


Errori comuni da evitare

Affidarsi esclusivamente all’home banking come archivio. Molte banche rendono disponibili gli estratti online solo per 12-24 mesi. Se non li scarichi in tempo, dovrai fare richiesta formale alla banca, con costi e attese che variano da istituto a istituto.

Conservare solo le fatture e dimenticare i movimenti bancari. Nel forfettario, gli estratti conto sono il principale documento di riscontro dei ricavi. Una fattura emessa senza il corrispondente accredito documentato puo’ essere contestata.

Eliminare i documenti dopo 5 anni. La prescrizione fiscale ordinaria è di 5 anni, ma il termine per la documentazione bancaria è di 10 anni (art. 119 TUB). Eliminare gli estratti dopo cinque anni espone a rischi concreti nelle situazioni di accertamento piu’ lunghe.

Non conservare gli estratti del conto usato in modo misto. Se usi un conto personale anche per l’attività professionale — pratica molto diffusa nei primi anni di attività — devi conservare gli estratti completi, compresi i movimenti privati, perché l’Agenzia puo’ richiedere la documentazione integrale di quel conto.

Non scaricare i report di PayPal, Stripe o Satispay. I pagamenti ricevuti tramite piattaforme digitali sono fiscalmente rilevanti esattamente come un bonifico. I report mensili vanno scaricati e archiviati con la stessa sistematicità degli estratti bancari.

Conservare i file su un solo dispositivo senza backup. Un hard disk si rompe, un laptop si perde o viene rubato. Senza backup, un guasto hardware puo’ cancellare anni di archivio fiscale nel momento peggiore.


Conclusione

La risposta alla domanda per quanto tempo conservare estratti conto bancari partita IVA è chiara: almeno 10 anni, in base all’art. 119 TUB e all’art. 2220 del Codice Civile. Questo vale sia per chi è in regime forfettario sia per chi opera in regime ordinario. I termini di prescrizione fiscale (5 o 7 anni) sono piu’ brevi, ma non sostituiscono l’obbligo decennale previsto per la documentazione bancaria: sono piani normativi distinti che si sovrappongono senza eliminarsi.

La buona notizia è che costruire un archivio digitale efficace non richiede strumenti costosi né un consulente dedicato. Basta una struttura di cartelle coerente, la disciplina di scaricare l’estratto conto ogni mese appena disponibile, un backup ridondante e l’attenzione a usare formati leggibili nel lungo periodo come il PDF.

Il tempo che investi oggi nell’organizzare l’archivio è tempo — e tranquillità — risparmiati domani, quando un controllo fiscale arriverà nel momento meno opportuno.

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Scritto da bankStatementLab Team